L'opera di Piero Vado, la Liguria e Finale

Piero Vado, anni 90
Piero Vado, anni 90

di Flavio Menardi Noguera, curatore della Banca delle Immagini, Palazzo Ricci


L'opera di Piero Vado ha un centro preciso: la Liguria. Una regione amata e quindi esplorata in tutti i suoi aspetti, naturalistico, paesaggistico, architettonico, antropologico. Liguria come territorio di straordinaria complessità, dove la montagna e il mare si incontrano lungo un arco di oltre 300 chilometri costellato da città, paesi e tratti di strepitosa bellezza; dove la terra si ripiega (l’entro-terra…) disegnando innumerevoli valli, presidiate da borghi antichi con i loro segreti, tra terrazze un tempo tutte coltivate e vaste superfici boscose. Eccezionale varietà di luoghi, popolati da una "gente" antica con la sua cultura, le sue tradizioni, il suo lavoro.

Tutto ciò Vado ha esplorato nel corso della sua vita, eccezionalmente operosa, avvalendosi d'ogni possibile mezzo: dalla scrittura (molti libri importanti dedicati alla Liguria portano la sua firma), all'arte in tutte le sue tecniche (disegni, acqueforti, acquerelli, pittura ad olio, scultura), alla fotografia ed al cinema.


“In questo particolare momento storico - scriveva nel 1986 - io mi sento profondamente testimone del tempo ed adopero ogni mezzo di espressione di cui mi ha dotato la natura per esprimere al meglio ciò che vedo, che sento, che provo”.


Una produzione dunque variegata ma coerente perché, al di là delle tecniche utilizzate di volta in volta, le sue opere sono sostenute da una poetica precisa, non meno evidente per il fatto di non essere stata chiaramente enunciata come tale. La volontà di conoscere che lo spinse a percorrere in lungo e in largo la regione più amata, sfociò, attraverso i decenni, in un insieme di opere eterogenee ma, si tratti di disegni o di fotografie, di narrazioni o di pitture, la loro creazione non fu mai fine a sé stessa, bensì funzionale alla salvaguardia dei valori d’una civiltà secolare messa in crisi dalle profonde trasformazioni indotte dalla modernità che, negli anni in cui egli operò, erano possibili senza troppi scrupoli.


“Io stesso sperimento ogni giorno - continuava nello stesso testo - con profondo dispiacere e impotenza, come viene rosicchiato da mille parti, ed infine distrutto quell’immenso patrimonio territoriale nel quale vivo e che dovrebbe essere conservato gelosamente”.


Questa consapevolezza comportò una totale partecipazione. Le sue indagini, artistiche o documentarie, condotte con la punta d’una matita o con l’occhio perfetto delle sue splendide macchine fotografiche, le famose Hasselblad, sono sempre all’insegna di una completa empatia con il soggetto immortalato. Mai distaccato osservatore, ma "sentimentalmente" coinvolto, se è lecito abusare d’un termine che inserì nel titolo dell’opera sua maggiore, quella monumentale "Liguria con sentimento" (due volumi che curò ed editò in orgogliosa autonomia) in cui la regione è immortalata attraverso una sequenza di ben 1200 disegni, nel tentativo, anche un po’ disperato, di fissarne e salvarne l’anima prima che fosse troppo “tardi”.


La durata del suo impegno è stata eccezionale e la mole di lavoro impressionante.

Chi ha avuto la fortuna di visitare il suo studio a Savona ha subito avuto l'impressione di trovarsi in una "fucina" percorsa da energia e volontà inesauribili in cui le opere si accumulavano e accatastavano nel disordine tipico dei creativi. Con straordinaria sensibilità Vado entrava in "sintonia" con gli elementi della natura (alberi, ruscelli, fiori, animali), penetrava e disvelava la bellezza segreta dei paesaggi in cui la presenza dell'uomo è appena avvertita (una cascina affonda in un prato, un tetto s'intravede tra le colline, un ponte si riflette nell'acqua), ripercorreva le linee mai ripetitive dell'architettura popolare (gli amati borghi di Liguria!) o dei tanti monumenti che impreziosiscono località grandi e piccole della regione. Identica sensibilità, forse ancor più accesa, ritroviamo nei tanti ritratti di donne e uomini (artigiani, pescatori, contadini, insomma, la gente semplice e laboriosa con la quale instaurò un feeling particolare) che sono parte importante del suo lascito.

Piero Vado era nato a Livorno nel 1923 da mamma livornese e padre savonese. All'età di tre anni però la famiglia si era stabilita a Savona e qui egli visse e lavorò fino al 2003, anno della sua scomparsa. Il racconto della figlia Anna, conferma e approfondisce le nostre succinte considerazioni:


“L’occasione che diede forse una svolta alla sua vita fu il lavoro commissionatogli dalla Provincia di Savona per la rappresentazione delle vie secondarie non ancora sulle carte stradali. La Liguria allora era per tutti la sola sottile fascia di terra che si affacciava sul mare. Quel lavoro lo portò così a percorrere vie impervie, spesso non ancora asfaltate ma che conducevano al tesoro nascosto al turismo di massa, rappresentato dall’entroterra ligure. Fu amore e passione immediata che durò tutta la vita. Cercò di spiegare le sue idee, il rispetto, i pensieri nei confronti di chi aveva costruito con magistrale capacità architettonica borghi e paesi; precursore anche in questo dei tempi, sollecitava i funzionari pubblici a valorizzare la bellezza del territorio e cercando di fargli capire che avrebbero dovuto diffondere un turismo meno distruttivo e più conservativo. Raramente fu ascoltato. Iniziò così, come suo solito, da solo, tenace e testardo a documentare con la fotografia, i filmini, le interviste, la pittura, il disegno e l’acquaforte i volti, i paesaggi, le architetture straordinarie dei borghi antichi e i mestieri artigiani che si stavano spegnendo, come gli occhi e le mani di chi, con sapiente abilità dalla materia, creava piccole, grandi, uniche opere d’arte... conducendomi con sé e con la mamma, nella loro instancabile ricerca, foto su foto, disegno su disegno”.


Non si può, infine, non dire del suo rapporto con Finale; se è vero che l'opera di Vado ha come centro la Liguria, è anche vero che Finale e il Finalese costituiscono, per ammissione dell'artista, una specie di "riassunto", di condensato della Liguria che egli frequentò per molti anni, realizzando decine e decine di disegni e fotografie, ritornando più volte sugli stessi soggetti per coglierne ogni caratteristica, ogni sfumatura, diremmo l’anima. 

Ad un certo punto i disegni non gli bastarono più.


"Conoscendo abbastanza bene il territorio del Finale - egli scrisse in uno dei volumi inediti dal titolo Il Finale nel cuore - ed avendo questo spazio tutte le caratteristiche costiere, collinari e montane, come lo è, in effetti la Liguria, decisi, un giorno, di avviare una ricerca sul territorio che è durata una decina d'anni, intervistando i vecchi del luogo e registrando tutto quello che loro ricordavano gli avessero detto i "loro" vecchi a suo tempo".

La presenza umana, carica di storia e di storie, di tradizioni ed usanze, lo spinsero verso la scrittura e la narrazione, dopo che era stato ascoltatore attento e raccoglitore di ricordi. Vado ci ha lasciato diversi libri dedicati a Finale; oltre alla "trilogia" (Gente di mare nel Finale, Gente contadina nel Finale, Fede e devozione del Finale) anche Attraverso il Finale (piccola ma preziosa guida a 14 itinerari), Finale: città, paesi territorio, ed almeno due opere inedite che si spera si possano presto dare alle stampe: “Finale nel cuore” e l'apologo a più voci “La Valle".

Con questi libri egli ci ha salvato preziose testimonianze sulla vita della nostra gente, raccolte in un'epoca in cui gli studiosi delle culture popolari in Liguria non erano poi molti.


La parte fotografica della sua opera - parliamo di quasi ottantamila scatti - è stata invece donata dalla famiglia alla Banca delle Immagini, la Sezione speciale della Biblioteca Mediateca Finalese, fondata nel 2006, ricca oggi di oltre 100.000 fotografie, dove tutti possono depositare scatti significativi tratti dalle proprie collezioni contribuendo ad arricchirne il patrimonio orientato principalmente sulla Liguria.

Il fondo fotografico di Piero Vado, esplora la regione, paese per paese, con un’ampia sezione dedicata alle quattro Provincie, alle valli liguri, alla città di Savona, all’industria, alla gastronomia, ai maestri artigiani di Liguria, ad alcune tradizioni come il Confuoco o le processioni religiose, e con un’attenzione speciale per il Finalese.

Una sezione molto interessante è quella che egli intitolò “Vedute dal mare da Est ad Ovest”, partendo dunque dai confini con Ventimiglia e i Balzi Rossi fino alle Cinque Terre, a Lerici e alle estreme scogliere di Punta Corvo. Egli ebbe l’idea, tanto originale quanto impegnativa, di fotografare tutta la costa ligure dal mare e così, attraverso avventurose sessioni di ripresa, scattò 510 immagini in diapositive a colori di grande formato (6x6): impresa che lo occupo a lungo negli ultimi anni Ottanta.

Questa lunga sequenza ci regala dunque la visione dettagliata di quella linea, l’arco di oltre 300 chilometri di cui dicevamo all’inizio, che incide e definisce la Liguria e trattiene molto della sua essenza per ciò che sta da un lato e dall’altro della demarcazione. Immagine complessiva che risale ormai a oltre trent’anni fa e che, prestandosi a valutazioni e considerazioni le più varie, è stata all’origine della mostra che segue.


Il tema della costa ligure è anche al centro di un libro importante dal titolo

“Il paesaggio costiero della Provincia di Savona: evoluzione e problemi” in cui i testi del professore Adalberto Vallega, docente di Geografia regionale presso l’Università di Genova, sono accompagnati da svariate mappe e 292 fotografie che mettono a confronto la situazione della costa negli anni Settanta del secolo scorso con quella del passato. La maggior parte delle immagini sono di Piero Vado che, con la sua agenzia (PubliVado), curò il corredo e la grafica del volume edito dalla Cassa di Risparmio di Savona nel 1979. Questo ennesimo libro dimostra come il soggetto fosse per lui particolarmente coinvolgente. Del resto, forse in nessun altro “luogo” della Liguria come la costa, gli effetti delle modificazioni apportate dalle attività umane all’ambiente naturale sono più evidenti e dunque centrali rispetto alle tematiche che più gli stavano a cuore.


Per concludere non possiamo non riflettere sul senso complessivo dell'opera di Piero Vado: tanto lavoro aveva uno scopo preciso: registrare, conservare, tutelare, salvaguardare la dimensione più autentica e genuina della Liguria prima che fosse troppo tardi; per questo bisognava illustrare, documentare e far conoscere.

In questo ideale egli profuse le migliori energie con tenacia ammirevole; in questo ideale la sua opera acquista per noi una superiore valenza morale.